Giovan Jacopo dell’Acaya, una grande storia salentina

ACAYA- Giovan Jacopo dell’Acaya  undicesimo barone di Segine, figlio primogenito di Alfonso e Maria Francone, nasce nel 1498.

Studia architettura a Napoli negli anni 1518-1523,allievo di Paride del Pozzo e Matteo d’Afflitto.

Dopo gli studi sposa Margherita, figlia del barone Montefusco di Uggiano la Chiesa ed in seconde nozze Marfisia, figlia di Luigi Paladini barone di Campi.

Ebbe otto figli legittimi e due naturali.

Alla morte del padre eredita i feudi di Segine (Acaya),Galugnano, Vanze, Struda’, Acquarica e metà di Vernole.

Fedele a Carlo V, combatte’ per esso contro i francesi.

Dopo la vittoria ricevette dallo stesso Re molti riconoscimenti.

Venne nominato “Ingegnere Generale” dal vicere’ don Pedro di Toledo e nel 1529 Carlo V gli affido’ il compito di Sovrintendente  con il compito di ispezionare castelli e fortificazioni del regno perché “Ho scoverto per uomo di alto ingegno e valore e per buonissimo architetto…”.

Operò in tantissimi luoghi ma fu nella sua adorata Segine che avvenne il suo capolavoro.

Progetto’ e costruì la prima città disegnata secondo un piano urbanistico preciso, il prototipo ideale di città fortificata del Rinascimento.

La sua grande capacità unita ad una infinita umanità, lo porto’ a proteggere anche il popolo, che spesso veniva sorpreso dalle scorribande dei saraceni che imperversavano a quei tempi.

Stemma della famiglia Dell’Acaya

Su una epigrafe posta sotto lo stemma di famiglia alla sinistra della porta di ingresso alla cittadella ne descrive in latino la storia:

“Sotto l’impero di Carlo V, Giovan Jacopo dell’Acaya cinse questa fortezza di mura, anticamente villaggio dei suoi antenati, la restauro’, la arricchi’ di edifici pubblici e privati e la rimomino’ Acaya dal suo cognome, che a Dio piacendo, ricorderà nelle terre salentine il nome dell’antica Acaya, da cui i propri antenati giunsero in Gallia e poi in Italia.Completata nell’anno del Signore 1535”.

Un’altra epigrafe posta sulla via per Struda’ recita:

“Questa roccaforte iniziata dagli antenati e continuata dal padre per tener fede all’impegno con l’invitto imperatore Carlo V, Giovan Jacopo dell’Acaya, terminò con grande ingegno nell’anno di grazia 1536”.

La cittadella fu talmente ben costruita che solo nel 1714 venne espugnata dai saraceni.

Tornando all’architetto militare e barone Giovan Jacopo, dopo una vita al servizio del Re, si ritirò nella sua Acaya ma nel 1568 per una fidejussione fatta a favore mai onorata dal fiorentino Roberto Pandolfini fini’ sul lastrico.

Venne arrestato dal regio commissario Prospero Mercadante e morì nelle prigioni del castello di Lecce che lui stesso aveva costruito il 6 dicembre 1570.

I figli non furono all’altezza del padre e nonostante qualche piccolo sforzo  persero definitivamente il feudo che apparteneva alla famiglia Dell’Acaya dal 1304.

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